Il Museo Storico dell'Arma di Cavalleria
di Pinerolo
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Il vivo desiderio dei Cavalieri di tutta Italia, di vedere riunite in un'unica sede le testimonianze di gloria dell'Arma e dei suoi uomini migliori, cominciò ad affacciarsi come idea allorché si costituì in Torino il 20 giugno 1958 l'«Associazione Ente Museo Nazionale dell'Arma di Cavalleria», che in data 11 giugno 1960 assunse la denominazione di Società Amici del Museo Nazionale della Cavalleria Italiana.
La sede desiderata, scelta per ragioni storiche, morali e per le lunghe tradizioni militari, fu la Città di Pinerolo, universalmente nota come «Culla della Cavalleria».
Scelta quanto mai felice poiché in favore di Pinerolo concorreva anche l'esistenza della Cavallerizza «Caprilli» che con le restanti attrezzature nelle vicine località di Baudenasca, del Mombrone e di Baldissero - i cui ostacoli naturali ed artificiali costituivano e potrebbero, basta vederlo, ancora costituire palestra di ardimento per i giovani Cavalieri - avrebbe completato il complesso del Museo, formando un armonico insieme, ricco di storia e di gloria.

Cavallerizza Caprilli
Galoppatoio di Baudenasca

 

Castello di Mombrone 
Discesone di Baldissero

Il Comune di Pinerolo, sensibile ai problemi culturali e turistici e conscio dell'importanza che tale istituzione avrebbe rivestito, concesse per il Museo un'ala dell'ex Caserma "Gen.  M.O.V.M. Dardano Fenulli", un tempo Principe Amedeo: luogo questo particolarmente caro ai Cavalieri di ogni grado per aver ospitato per circa un secolo, dal 1849, il Comando della Scuola d'Applicazione di Cavalleria - e diventato famoso in tutto il mondo, unitamente al nome di Pinerolo, grazie al «Metodo naturale di equitazione» ideato dal Capitano Federigo Caprilli.

In data 21 dicembre 1961, l'allora Ministro della Difesa, con dispaccio n.1603, inviava al Presidente della Società Amici del Museo la seguente risposta:
«In accoglimento delle istanze del Consiglio Nazionale dell'Associazione Nazionale Arma di Cavalleria è stata decisa l'istituzione del Museo Storico dell'Arma stessa nella sede di Pinerolo».
Detta decisione rappresenta il vero e proprio atto di nascita del Museo.

Il Direttore dell'epoca poté così presentare istanza al Capo dello Stato affinché venisse conferita la personalità giuridica all'Ente, (cosa che avvenne in virtù del Decreto Presidenziale 12 luglio 1966 n.682) e, successivamente, provvedere alla inaugurazione e conseguente apertura al pubblico, il 13 ottobre 1968. Recentemente con D.P.R. n.526 del 28 giugno 1986, estinta la personalità giuridica, è passato, quale Ente Militare, alle dirette dipendenze dello Stato Maggiore dell'Esercito; con Disposizione Ministeriale del novembre 1986, lo Stato Maggiore dell'Esercito ha sancito che l'Ente fosse inglobato, quale reparto, nella Scuola d'Applicazione d'Arma di Torino. Oggi dipende dal Comando Regione Militare Nord di Torino.

Superati i difficili tempi dell'inizio, l'Ente si è man mano arricchito sia per il materiale storico assegnato dal Ministero Difesa Esercito, sia soprattutto per il contributo determinante di Enti pubblici e privati e di singoli Cavalieri e loro familiari, i quali, con l'invio di cimeli, uniformi, armi, libri, documenti e fotografie, hanno consentito di tradurre in concreta realtà una vecchia aspirazione dei Cavalieri; il flusso delle donazioni che inizialmente era circoscritto nell'ambito piemontese si è esteso, in un secondo tempo, a tutte le regioni italiane ed anche all'estero.
Attualmente i donatori ammontano a 1.200 unità circa.

In questa generosa gara per donare testimonianze riguardanti la trisecolare storia dell'Arma, accanto a nomi altisonanti, vediamo quelli di sconosciuti Cavalieri, che inviano magari soltanto una fotografia, forse anche sbiadita, accompagnandola però con parole spesso commoventi, attestanti il loro profondo attaccamento all'Arma, di cui si sentono onorati di aver portato un giorno gli amati colori.
In sintesi, pur nascendo ultimo in ordine di tempo, fra i Musei d'Arma, non è certo il meno importante, anzi la rarità, la preziosità dei reperti ne fanno uno dei più grandi ed interessanti Musei uniformologici d'Europa.
La varietà di cimeli, la loro singolare ed elegante presentazione, avvincono l'attenzione dei visitatori. I componenti il «Cadre Noir» di Saumur, in una loro visita, così commentavano:

«Più che in un Museo, sembra di essere in casa di una grande famiglia, fra i ricordi dei propri antenati».

Infatti dai cimeli esposti traspare un senso profondo di umanità che parla all'occhio, alla mente e soprattutto al cuore, anche delle gentili visitatrici.
E ciò perché la Cavalleria è multiforme. Accanto alla parte militare - numerose le testimonianze di eroici Cavalieri - che è preminente, com'è giusto che sia, v'è l'aspetto sportivo: coppe e trofei vinti nei campi di gara di tutto il mondo; quello sentimentale: gli zoccoli e i ferri dei cavalli famosi o morti in combattimento, testimonianze dell'attaccamento del Cavaliere al proprio destriero; quello mondano e romantico, rappresentato dagli oggetti che i Reparti di Cavalleria regalavano e regalano tuttora alle spose dei propri Ufficiali nel giorno delle nozze.

Si desidera qui ricordare due scritti toccanti e significativi: la lettera di un anziano Cavaliere toscano e le parole di una mamma; il primo scriveva:
«Sino ad oggi ho conservato religiosamente la giubba da Caporale, il kolbak ed il berretto che usai nel lontano 1907. Io sono sugli ottanta, e sono sicuro che alla mia morte, non avendo eredi, andrebbero a finire da uno straccivendolo ed il pensiero di questo è per me motivo di grande dolore. Se al Museo interessano, sarò tanto felice di farne dono».
La seconda, la madre del Capitano Silvano Abba, M.O. caduto a Isbuschenskij (Russia) ed olimpionico a Berlino nel 1936, scrisse:
«Molto spesso mi sento la morte alle spalle e non vorrei per nessuna cosa al mondo che quel poco che mi resta del povero mio figlio, che ho conservato con cura religiosa, cadesse nelle mani di estranei».

E, come questi, molti altri episodi denotano i generosi sentimenti che legano i Cavalieri alla propria Arma.

 

 

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