Il Museo Storico dell'Arma di Cavalleria
di Pinerolo
Back Segui il giro virtuale del Museo facendo click con il mouse sulla porta a destra. Quella a sinistra riporta nella sala precedente.

(
oppure puoi usare la pianta del museo)
Next Room

 

SALA EL ALAMEIN

Nel 1949, il Tenente Colonnello Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo, già Comandante del XXXI Battaglione Guastatori del Genio, viene convocato dal suo commilitone, il Console d'Italia al Cairo, Alfredo Nuccio, per dirgli che era giunto il momento di sistemare le salme dei Caduti Italiani in Egitto, che in gran parte, erano ancora disperse tra le sabbie. Sino ad allora, su iniziativa degli Inglesi, era stato creato un cimitero, ad opera di 47 prigionieri di guerra italiani, in due anni avevano lavorato volontariamente, nell'opera di raccolta e recupero di quasi 5.000 Caduti, tra Italiani e Tedeschi, sotto la Quota 33 di El Alamein. Il Console chiese a Caccia Dominioni di effettuare una ricognizione e di riferire. Quando scende dalla corriera, davanti a Quota 33, Lui conosceva bene quella quota, più ad est si estendevano 20 riquadri o campi del cimitero, folti di croci. Gli Italiani sono circa la metà. Molti nomi sono chiari e leggibili altri sconosciuti. Rientrato al Cairo relaziona al Console e conclude la sua relazione tracciando il programma di lavoro che lo impegnerà per anni. Comincia così l’attività organizzativa prima e di ricerca poi. Sistema la sua base logistica su Quota 33. Si procura una jeep, la Jeep Willys Overland in questa sala, iniziando le ricognizioni e le operazioni di recupero delle salme. Viene raggiunto dal guastatore Chiodini, veterano di Trobruk, che rimarrà sino alla fine della missione. Fino al 1954, viene riordinato e manutenzionato il cimitero di Quota 33. Viene deciso di costruire un grande Sacrario, che sarà progettato dal Caccia Dominioni. Il 2 dicembre 1956, iniziano i lavori. Nel 1957, lavori durante, il Tenente Colonnello Dominioni, viene inviato a Murchison, Australia, per realizzare il Sacrario che oggi custodisce le salme dei soldati Italiani deceduti laggiù, in prigionia. Ad El Alamein i lavori continuano, unitamente alle ricerche, condotte dal solo Chiodini. L'opera sarà completata nel 1958 e dopo aver traslato le 5.364 salme di Italiani riesumate dal cimitero di Q. 33, questa quota torna ad essere un'anonima parte di deserto. Le opere di finitura del Sacrario continueranno fino al 1962. Nella campagna d'Africa Settentrionale, in terra egiziana, sono caduti 5.920 soldati italiani. Le salme recuperate sono state 4.825, 11 delle quali rimpatriate e 4.814 tumulate nel sacrario di El Alamein. Di esse 2.465 hanno un nome, 2.349 sono ignote e 1.095 non sono state ritrovate e rimarranno “disperse” in eterno. L'impegno del Comandante del XXXI, del guastatore Chiodini e dei loro collaboratori beduini si sintetizza in 360.000 km di ricognizione nel deserto, di cui più di 100.000 in zone minate, con feriti e caduti; inoltre 1.500 salme recuperate dai campi di battaglia e in circa 1.000 Caduti, senza nome, identificati. Sulla parete opposta alla Jeep, è stata posizionata una lapide proveniente dall'atrio della Caserma "Bochard di S. Vitale" di Pinerolo, caserma dismessa il 31 luglio 2007. Sulla lapide appartenuta al disciolto XIVº Battaglione Carri, è scolpita la zona compresa tra Bengasi, Bir Hacheim, Tobruk, Bir El Gobi, Sidi Al Barrani, Marsa Matrun ed El Alamein.

   

         

Next Room

Copyright © Associazione Amici del Museo Storico della Cavalleria


[Home Page]